Se una Farfalla non è affatto banale

Ci sono sensazioni quasi inconfessabili per chi, da anagrafe e scartoffie, è cresciuto troppo.
Chi da figlio diviene padre, da bambino diviene adulto o quasi, trova a ogni angolo residui del proprio tempo che, in qualche modo, non può più toccare ma sente addosso come cicatrici dimenticate: in qualche caso, la dimenticanza può essere gioiosa. Dalle cicatrici possono essere uscite farfalle, come per Alda Merini.


La Farfalla rappresenta sempre, inevitabilmente, un attimo di ritorno inconfessabile. Quando si vede una farfalla si resta stupiti, si resta stupiti sempre. E’ sempre il fermarsi, l’indicare con la curiosità del bambino, il dire a chi si ha intorno che l’abbiamo vista, che è là.
Fin dai tempi più antichi simbolo o segno, oggetto di interpretazioni variegate e complesse, la farfalla è una di quelle figure che non perdono il fascino e non si esauriscono nonostante il rischio costante di banalizzazione: come la parola “amore” nelle poesie d’oggi risulta ridondante, eppure si continua a scrivere quasi solo di questo, senza mai completare l’argomento.

Come per l’amore, tra i primi approcci, la bellezza. La farfalla è bellissima e non lo sa: si tratta di una trasposizione delle volontà umane. Se nella speculazione quotidiana emerge principalmente l’esaltazione dell’interiorità, della bellezza nel senso complesso di ciò che siamo più che di ciò che di noi si vede, la farfalla ha l’inconsapevole coraggio inverso: agli occhi del mondo c’è tutto ciò che è. La sua bellezza interiore che, se esiste, è fatta di necessità, non è importante al cospetto di ali coloratissime e sempre diverse.
Secondo punto, dopo la bellezza inconsapevole e spudorata: la bellezza inaspettata. La farfalla non è bella da sempre. Ha superato le proprie fasi, è partita dal bruco. Qui si apre il grande miracolo naturale che da sempre affascina e lascia riflettere, che nel “mettere le ali” d’uso comune lascia scorrere da secoli il senso vero di ogni speranza.
Si tratta del simbolo stesso della trasformazione, del passaggio e del cambiamento. Non solo: si tratta di un cambiamento ordinato e certo verso un ordine superiore, verso qualcosa di migliore e più bello, se pur breve.

Dell’amore, infine, la sessualità. Se tradizionalmente la farfalla è un simbolo femminile, non va dimenticato il suo rapporto, umanamente virile, con il fiore: è questo il principale dei due sensi che il pensiero cinese riporta sull’insetto. L’uomo, il maschio, che vive per ricercare il fiore giusto e garantirsi la vita, nel senso più ampio.
Torna, anche in Cina, l’elemento invece della donna e anche qui torna quello dell’amore: la seconda immagine è infatti quella della donna amata che muore e fugge altrove, nell’altrove a tutti sconosciuto, in forma di farfalla.
D’altronde, è proprio in oriente che è possibile trovare specie tra le più grandi e tra le più belle, oltre che rare, di farfalle. Nonostante questo, le farfalle sono ovunque: la straordinaria capacità di adattarsi è d’altronde un altro degli elementi che le rendono così riconoscibili ovunque, pur nella vastissima varietà.

In senso assoluto, quindi, il filo conduttore: il cambiamento, lo stupore, la libertà.

Il cambiamento e la trasformazione sono i fattori portanti della stessa esistenza della farfalla, così rappresentata in moltissime culture e addirittura in molti culti, fino anche alla psicologia del sogno.
Lo stupore è l’elemento bambino imprescindibile, quello di chi la osserva e non può che sentirsi, per un istante, in un altrove che non conosce e forse non riuscirebbe neanche a immaginare: non importa, è l’altrove delle cose che partono, non tornano e nonostante questo restano sempre.
La libertà è il frutto di tutto questo: una vita di bellezza e di volo disinteressato, di ali, l’elemento funzionale tanto invidiato, l’elemento che la tradizione pone sulla schiena alle fate, che Disney utilizza con attenzione in tutti i propri sogni. La libertà e la rivincita ossessiva: la farfalla è libera, ma lo è per un tempo minuscolo che poi la condanna a non esserci.
Una rivincita scarsa, per l’uomo che ne ha bisogno: se il non esserci è cosa di tutti, l’esserci in forma perfetta, forse, non ha bisogno di lunghi tempi per essere un gioco migliore.

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