Intervista a Don Chisciotte [Colloqui non ordinari]

Rubrica a cura di Fabiana Traversi
Scopriamo i segreti e aneddoti di eroi ed eroine di carta e ossa, che conosciamo e amiamo. Scandagliamo loro e, proprio come un buon libro, tramite loro scandagliamo noi stessi.

 

 

Alonso Chisciano (o Don Chisciotte) sarà nostro ospite.

L’opera omonima (El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha) è stata creata da  Miguel de Cervantes Saavedra e pubblicato in due volumi, (nel 1605 e 1615). In entrambe le edizioni la vicenda ruota intorno ai viaggi nell’est della Spagna compiuti dal protagonista,  che per tre volte lascia il suo villaggio d’origine in cerca di imprese cavalleresche da compiere per vivere veramente le avventure della letteratura cortese di cui si nutre. Al punto da fargli perdere il contatto con la realtà. Nasce così la figura del cavaliere errante.

Un Libro che mixa perfettamente più generi in un cocktail moderno e unico. 

Iniziamo a conoscerlo meglio, riportando il prologo dell’opera:”Tu n’avrai certo gran compiacenza nel leggere così ingenua e così pura la storia del famoso don Chisciotte della Mancia, il quale, per la fama che corre fra tutti gli abitanti del distretto del Campo di Montiello, fu l’innamorato più casto, ed il più valente cavaliere, che da tanti anni in qua comparisse in que’ dintorni; né io voglio esagerarti il servigio che ti fo nel darti a conoscere sì celebre e onorato campione. Bramo però d’incontrare il tuo gradimento per la conoscenza che ti farò fare anche del famoso Sancio Pancia suo scudiere, nel quale, a mio avviso, troverai congiunte tutte le disgrazie scudierili che s’incontrano sparse nella caterva degli inutili libri di cavalleria”.

Attenzione: l’intervista riporterà il testo originale dell’opera con piccoli cambiamenti. Iniziamo….
Buona lettura!

 

Prima di tutto, grazie e benvenuto…
Inchino da parte dell’ospite che sorride, per nulla intimidito.

 

Buonasera e piacere. Vuole  raccontarci un pò di Lei, presentarvi ai nostri lettori?
Buonasera, sono RINOMATO IDALGO DON CHISCIOTTE DELLA MANCIA.  Amo mangiare bene (Egli consumava tre quarte parti della sua rendita per mangiare bue piuttosto che castrato, carne con salsa il più delle sere, il sabato minuzzoli di pecore mal capitate, lenti il venerdì, coll’aggiunta di qualche piccioncino nelle domeniche), vivo  con una cameriera e mia nipote di venti anni. Ho mezzo secolo ed ad una rendita che mi permette di vivere dignitosamente, adoro andare caccia ed ancor di più leggere di cavalleria. Passione costosa e unica (che lo indusse a spropriarsi di non pochi dei suoi poderi a fine di comperare e di leggere libri di cavalleria). 

 

Interessante, il suo autore preferito?
Feliciano de Silva, la nitidezza della sua prosa e le sue artifiziose orazioni sembrano altrettante perle, massimamente poi quando ci si imbatte in certe svenevolezze amorose, o cartelli di sfida.  In molti dei quali troviamo scritto: La ragione della nissuna ragione che alla mia ragione vien fatta, rende sì debole la mia ragione che con ragione mi dolgo della vostra bellezza.

Wow, uno scrittore emozionante. Come vive le sue opere?
Il cavaliere riflette e ci regala uno sguardo perso nel vuoto per proseguire, “Esco di senno. Perdo il sonno per condurmi a penetrarne il significato che lo stesso Aristotele non avrebbe mai potuto deciferare, se a tale unico oggetto fosse ritornato tra i vivi. Ho vissuto come se fossero mie   le ferite che dava e riceveva don Belianigi, pensando che di buon diritto nella faccia e in tutta la persona avessero ad essergli rimaste impresse e vestigia e cicatrici, per quanto accuratamente foss’egli stato guarito; ma nondimeno lodo altamente l’autore perché chiudevo il suo libro con la promessa di quella interminabile avventura. Fui anche stimolato le molte volte dal desiderio di dar di piglio alla penna per compiere quella promessa; e senz’altro l’avrei fatto se non fossi stato distratto da fatti più gravi.”

 

La realtà a volte penetra prepotentemente nei nostri sogni . Lei ha avuto a quistionar più volte col curato della sua terra (uomo di lettere e addottorato in Siguenza) qual fosse stato miglior cavaliere o Palmerino d’Inghilterra, o Amadigi di Gaula; era peraltro d’avviso mastro Nicolò, barbiere di quel paese, che niuno al mondo contender potesse il primato al cavaliere del Febo, e che se qualcuno poteva competer con lui, questi era solo don Galeorre fratello di Amadigi di Gaula, da che nulla fu mai d’inciampo alle sue ardite imprese; e non era sì permaloso e piagnone come il fratello, a cui poi non cedeva sicuramente in valore. In sostanza quella sua lettura lo portò siffattamente all’entusiasmo da non distinguere più la notte dal dì, il dì dalla notte; di guisa che pel soverchio leggere e per il poco dormire gli s’indebolì il cervello, e addio buon giudizio.
L’eroe mi ascolta, sorride. 

Altro non presentavasi alla mia immaginazione che incantamenti, contese, battaglie, disfide, ferite, concetti affettuosi, amori, affanni ed impossibili avvenimenti: e a tal eccesso pervenne lo stravolgimento della fantasia, che niuna storia del mondo mi pareva più vera di quelle ideate invenzioni che andava leggendo. Il Cid Rui Diaz era stato bensì valente cavaliere, ma che dovea ceder 10 la palma all’altro dall’ardente spada, il quale d’un solo manrovescio avea tagliati per mezzo due feroci e smisurati giganti.  Bernardo del Carpio è da ammirare per avere egli ucciso in Roncisvalle l’incantato Roldano, valendosi dell’accortezza d’Ercole allorché soffocò fra le sue braccia Anteo figlio della Terra. Il gigante Morgante discendendo egli da quella gigantesca genìa, che non dà che scostumati e superbi, pure egli solo porgevasi affabile e assai ben creato. 

Però è Rinaldo di Montalbano sopra ad ogni altro la mia preferenza, e segnatamente quando lo vedevo uscire dal suo castello, a far man bassa, di quanto gli capitava alle mani, derubando in Aglienda quell’idolo di Maometto che era tutto d’oro secondoché riferisce la sua storia. Avrei sacrificato la mia serva, e di vantaggio pur la nipote alla smania che tenea d’ammaccare a furia di calci il traditor Ganelone.”


Una strada tortuosa e ripida. Complimenti. E quale è stata la sua decisione finale?
“In fine perduto affatto il giudizio, mi ridusse al più strano divisamento che siasi giammai dato al mondo. Mi parve conveniente e necessario per l’esaltamento del mio onore e pel servigio della  repubblica di farmi cavaliere errante, e con armi proprie e cavallo scorrere tutto il mondo cercando avventure, ed occupandomi negli esercizii tutti dei quali avevo fatto lettura. Il riparare qualunque genere di torti, e l’esporre sé stesso ad ogni maniera di pericoli per condursi a glorioso fine, doveano eternare fastosamente il mio nome”.

Ringraziamo per la sua disponibilità Don Chisciotte e ci lasciamo con la promessa di una nuova chiaccherata per narrare le sue gesta.

Un pensiero riguardo “Intervista a Don Chisciotte [Colloqui non ordinari]

  • Marzo 27, 2020 in 8:36 pm
    Permalink

    Articolo Interessante e divertente. Una nuova lettura e chiave di lettura per una pietra miliare della letteratura.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com