Napoli e la sua Canzone: bellezza inesplorata – Prima parte

Un approfondimento a cura di Alessia Benincasa

Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de’ criature

(…)

Napule è nu sole amaro
Napule è ardore e’ mare
Napule è na’ carta sporca
E nisciuno se ne importa”

PINO DANIELE

 

La musica che va dagli inizi del diciannovesimo secolo fin al secondo dopoguerra per quanto concerne l’Italia costituisce la CANZONE CLASSICA NAPOLETANA, che rappresenta secondo dati statistici uno dei punti eccellenti della musica italiana, divenuti nel corso degli anni a venire simbolo stesso della nazione in tutto il mondo.

La musica è da sempre patrimonio culturale della città di Napoli, divenuto un costume di vita dello stesso popolo, così espressa nella famosa canzone “O Sole mio” o quella di “Te voglio bene assaje” che mostra quanto la canzone napoletana sia diffusa universalmente.

Canzoni di tanto successo potevano nascere solo tra i vicoli di una città che mescolava insieme storia, cultura e passione.

Se storia, cultura e passione sono i simboli dal quale una canzone prende forma, le tematiche dei canti napoletani si possono suddividere così:

  • Potenziale emotivo. Tematiche che riguardano l’amore in tutte le sue forme(l’amore per la vita,l’amore per la patria, l’amore per i propri genitori/figli, l’amicizia e la passione);
  • Avvenimenti dolorosi. Tematiche che riguardano la guerra, la galera , la povertà;
  • Per non dimenticare. tematiche per ricordare chi non c’è più, un amore finito;
  • La condivisione. Lo scambio culturale con altre realtà e con altre tradizioni.

La canzone classica napoletana se è divenuta l’espressione più nota di canto nel mondo, è anche grazie ai numerosi interpreti di fama mondiale i quali hanno contribuito alla sua diffusione. Si ricordano Sergio Bruni (la Voce di Napoli) e Roberto Murolo e come colonne portanti della tradizione partenopea più pura e raffinata ricordiamo i grandi Renato Carosone e Pino Daniele, ma sono molti interpreti che a diverso titolo si sono cimentati in questa tradizione: Enrico Caruso, Domenico Modugno, Massimo Ranieri, Mario Merola,Mango, Andrea Bocelli, Claudio Villa, Al Bano, Lucio Dalla, Renato Zero, Mina, Frank Sinatra, Luciano Pavarotti e tanti altri di origine non napoletana.

L’espressione della musica della Città viene ricordata anche da due grandi scrittori europei:

  • Boccaccio nel suo Sonetto XXXII ricorda un canto spontaneo sotto Castel dell’Ovo: «Sulla poppa sedea d’una barchetta Che ’l mar segando presta era tirata La donna mia con altra accompagnata Cantando or una or altra canzonetta».
  • Mentre lo studioso inglese Charles Burney, in viaggio a Napoli nel 1770, s’imbatte in un’altra forma di canto: «Questa sera nelle strade due uomini cantavano alternandosi; una di queste Canzoni napoletane era accompagnata da un violino e da un calascione. Il canto era rumoroso e volgare. Gli accompagnamenti erano ammirevoli e ben eseguiti. Le parti affidate al violino ed al calascione accompagnavano senza sosta il canto con i suoi ritornelli».

Boccaccio e il suo soggiorno a Napoli

In un’area mediterranea fortemente tradizionale come quella napoletana il patrimonio culturale è l’insieme di Valori e tradizioni che si tramandano poi di generazione in generazione.
Quindi si può affermare che la musica è parte del vero sangue napoletano.
Mostrato quanto Napoli ha a cuore la musica passiamo ora a quali brani hanno fatto la storia napoletana.
Non solo i brani della tradizione sono indimenticabili, ma anche quelli più recenti. Le parole che cantano, cariche di significato, sono delle vere e proprie poesie. Tuttavia, essendo in dialetto, non sempre sono comprensibili a chi non è originario della città all’ombra del Vesuvio.

Cominciamo a descrivere alcuni grandi classici…per poi continuare questo percorso nella prossima puntata.

  • “Luna Rossa” è una delle canzoni napoletane più amate nel mondo, e tradotta per altro in molte lingue. Scritta nel 1950 da Vincenzo De Crescenzo , fu cantata per la prima volta da Giorgio Consolini ma fu poi con Claudio Villa che divenne celebre, arrivando fino a Frank Sinatra, Massimo Ranieri e Mia Martini. La canzone racconta della tristezza di un uomo che vaga di notte per le strade della città nella speranza di incontrare la sua amata affacciata al balcone, ma lei non si presenta.
  • O Sarracino
    Il titolo completo di questa canzone, scritta e interpretata da Renato Carosone, è “O’ Sarracino/Caravan Petrol”. Pubblicata nel 1958, con il termine “sarracino” si usava indicare i musulmani che arrivavano a Napoli dall’Oriente, e più in generale gli arabi. Tuttavia, il protagonista della canzone è un giovane napoletano piacente, che cammina sul Lungomare ammirato dalle donne, lasciando “sarracino” a significare più un aggettivo per richiamare un ragazzo molto amato fisicamente, ad oggi indicato con il soprannome di “Play Boy”, che una vera e propria indicazione geografica. Il testo della canzone, accompagnata da melodie orientali, è molto semplice;
  • “‘O sole mio” è una canzone classica napoletana scritta e composta alla fine del 1800. La melodia è opera di Eduardo Capua, ma le parole sono state scritte da un giornalista del quotidiano “Roma” di Napoli, Giovanni Capurro. La musica sembra sia stata ispirata da un’alba sul Mar Nero e dedicata alla prima donna vincitrice di un concorso di bellezza a Napoli. Di questa lirica esistono numerose celebri interpretazioni, ma la più famosa resta quella di Luciano Pavarotti, seguita da quella di Elvis Presley, nota col titolo di “It’s now or never”. 

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