“Cogito Ergo Sum”: introversi ed estroversi

A Cura di Giulia Feltri e Giuliana Contarino

 

Ogni uomo è in possesso di entrambi i meccanismi quello della estroversione e quello dell’introversione ed è soltanto il prevalere relativo dell’uno o dell’altro a costituire il tipo”

Carl.G.Jung

 

L’introverso per definizione è una persona diffidente portata a chiudersi nel proprio mondo; a differenza l’estroverso che è portato all’espansività.

Questi due tipi di personalità hanno tratti diversi e paure inconsce (come quella della solitudine e del rifiuto), ciò porta a vivere diversamente le relazioni interpersonali, esempio: Due amici al bar, con caratteri diversi, avranno comportamenti opposti.

L’estroverso sarà più socievole, si muoverà con più sicurezza mentre l’introverso farà fatica ad aprirsi, sarà più silenzioso e troverà disagio nei luoghi affollati, risultando freddo e rigido. Per non incorrere in incomprensioni, l’amico più socievole non dovrà mettere troppe pressioni affinché l’altro comunichi di più, altrimenti si avrà la chiusura a riccio di quest’ultimo. Entrambi i caratteri, se estremizzati potrebbero portare malattie psicofisiche autodistruttive.

“Hikikomori è un termine giapponese utilizzato per indicare coloro che si rifiutano di lasciare le proprie abitazioni per lunghi periodi sostituendo rapporti diretti a quelli irreali.” L’introverso essendo chiuso è propenso a sviluppare disturbi come la depressione e disturbi ossessivi compulsivi, mentre l’estroverso per paura di non sentirsi accettato può sviluppare disturbi alimentari e della personalità.

La società di oggi esalta l’estroversione definendo l’introversione un carattere di serie B, inadatto ad una collettività che si fonda sui rapporti interpersonali. Con l’evoluzione anche i lavori si sono modernizzati: le piattaforme social sono il presente ed il futuro per molte occupazioni e ciò porta gli introversi a sentirsi più sicuri, non dovendo esporsi fisicamente.
Basti pensare a quanti blogger o youtuber ricorrono ad uno schermo per rifugiarsi.

A volte capita che l’introverso debba “mascherarsi” da estroverso e viceversa per situazioni che lo richiedano: come me, che pur essendo molto riservata, lavoro indossando il mio miglior sorriso mostrandomi aperta e propositiva, perché questo fa parte della mia professionalità. In ambienti più sociali, per scatenarmi in pista, mi faccio spalleggiare da un drink ed una sigaretta.

Questo metodo (o simili) viene sfruttato a tutte le età.

Siamo davvero chi pensiamo e diciamo di essere?

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