Diritto all’amore in 10 mosse. Una riflessione aperta.

Una riflessione di Lucio.
Sincera e di cuore: siamo aperti a accogliere opinioni diverse. Il confronto delle idee fa bene alle menti.

Ho 10 punti che mi continuano a ronzare in testa sul Diritto all’Amore.
Come se fossero 10 comandamenti personali, ecco.

1. Non se ne parla come un tema politico qualunque. Non è questione di destra e sinistra, né di ideologia, ringraziando l’encefalo neanche di religione. Non ce ne importa niente della storia specifica del vostro amico gay, della storia sentita dire, della coppia di cui avete letto qualcosa su internet, tantomeno della vostra personalissima storia d’amore, pur sicuramente molto interessante. Non esistono categorizzazioni o parametri di massima, non si parla di misure per aziende in crisi né di età pensionabile. Parlando di sentimenti umani, ogni situazione è specifica e vive a sé, ha una dignità speciale e non esisterà mai una legge che le comprenda tutte. Discutendo intorno alla profonda responsabilità di scegliere il recinto entro cui altri possono amare, si tenga almeno l’accortezza di riflettere, di non fare marketing, di non riferirsi all’oggettività dove questa non esiste, di discorrere solo rispettando i sentimenti, potenziali, veri o presunti tali. A tal proposito, il punto successivo.

2. Non ci si permette di giudicare i sentimenti altrui, ancor meno di desumerne veridicità o intensità, magari utilizzando questa desunzione come base di una tesi.

3. Sarebbe opportuno distinguere gli ambiti distinti. Omosessualità, matrimonio egualitario, Stepchild Adoption, adozione, fecondazione assistita alla canadese, fecondazione assistita con ritorno economico, prestito del proprio utero in dono a persone conosciute, commercio di bambini sono tutte cose distinte. Se ne discute distinguendole.

4. Se si è amato e si presume quindi di sapere cosa vuol dire amare, occorre rispettare chi ama. Sempre e in modo eguale. L’eco orwelliana del “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” non è invalidante solo per la libertà, ma anche e soprattutto per i sentimenti. Il vostro amore non vale più di quello degli altri, non ne ha più dignità, né ha più o meno diritto. Poiché amare è un diritto, ogni amore ha dei diritti d’esistenza e difesa. Gli stessi. Unico dovere: non limitare l’amore di altri. Poiché dare amore non è un dovere ma sicuramente è un diritto, lo è anche il voler dare amore a un figlio.

5. Negare ad altri il diritto di dare amore, se questi lo vogliono davvero, è una violenza contro l’umanità. Idem per il negare il diritto a qualcuno di essere amato.

6. Se si presume di sapere cosa vuol dire amare, ci sono due opzioni: o dell’amore non ce ne importa niente (ed è legittimo, purché allora non si ragioni su quello degli altri), oppure lo si pensa come la cosa più importante che si possa preservare. E non è retorica, ma vita di chiunque di noi. Tale preservazione ha senso in ogni tipo d’amore, purché sia già in atto: da quello per il nonno, a quello per il padre, a quello per il compagno, a quello per il figlio. Idem, al femminile.

7. Se è vero il punto precedente, preservare l’amore è il primo dei parametri di successo di qualunque azione. Se per farlo occorre procedere contro il meccanismo naturale, è giusto farlo in ogni caso in cui questo non tolga diritti ad altri. Non se ne può più dell’invocazione del “naturale” solo quando serve per confermare proprie tesi, in un mondo in cui si ricorre al contro-natura anche per mettersi insieme e lasciarsi. La medicina è contro-natura: combatte i processi naturali. E’ però giusta perché preserva la vita. L’amore, la preserva ancora meglio.

8. Un figlio cresce bene in presenza d’amore. Un figlio cresce male in assenza d’amore. La presenza d’amore può sopperire mancanze fisiologiche o naturali. L’assenza d’amore, può rendere inutili o dannose presenze fisiologiche o naturali. A dimostrarlo, più di sette miliardi di persone nate e cresciute ognuna in una specifica situazione. Mi si presenti uno studio scientifico rigoroso, esaustivo, definitivo e inequivocabile rispetto al contrario, e cambierò idea.

9. “Con tutti i problemi che ci sono, si deve proprio pensare anche a questa roba?”. In diretta conseguenza del punto 6, la risposta è: sì, e abbiamo perso pure troppo tempo.

10. Io so che vorrò crescere e amare almeno un/a figlio/a, quando una serie di condizioni me lo permetteranno. Se al combinarsi di queste condizioni, avrò accanto una donna con cui sentirò di poter condividere questo amore, ne sarò felice. In caso contrario, valuterò tutte le opzioni possibili, una per una, e vorrei vivere in un paese che me le lasci vagliare tutte, pur responsabilmente e in modo informato.

Eventualmente, qualunque opzione sceglierò, mio figlio sarà amato. Se sarò un egoista, mio figlio sarà cresciuto al meglio che potrò da un padre egoista e innamorato perso di lui. Idem, ovviamente, se fosse una figlia. Chi guarderà storto quell’amore, valuti in modo approfondito chi è l’egoista.

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