“Amica Cina” (?)

di Loredana Scursatone

 

Ci sono state epoche nelle quali il sapere era amico dell’uomo, e non un inutile orpello per alto borghesi del
quale ognuno possa tranquillamente fare a meno.

Recentemente concetti come sapere ed intelligenza hanno assunto significati ben diversi da quelli
attribuitigli in passato: ci sono stati momenti nella nostra storia, nei quali sono stati valutati in maniera
molto differente dai parametri attuali, e forse, ogni tanto, ci farebbe bene ricordarcene.
In tempi preistorici, i capi dei piccoli clan familiari (meno affollati di un bar durante una finale di Champions league) erano gli individui anziani, perché il loro maggior accesso al sapere aveva loro permesso di vivere più a lungo.
In epoche classiche, il sapere era la capacità degli individui di staccarsi dai beni materiali, coltivando
filosoficamente la propria saggezza.
In altre epoche, che si sono alternate nel corso dei secoli, l’intelligenza è stata attribuita alla ricchezza, o ai
titoli di studio, ai segnali di benessere fisico (“uomo di panza, uomo d’importanza”), alla capacità di
comunicare le proprie idee e divulgarle, al possesso di un’occupazione di concetto. E questo perché tutti
questi parametri non erano né semplici né scontati.

Recentemente, nell’epoca del benessere assoluto, quella nella quale pensavamo di avere la pancia piena,
un pezzo di carta dalla dubbia utilità, un fisico ben curato, nessuna epidemia da fronteggiare, nessuna
carestia alla quale sopravvivere, abbiamo messo in discussione i metodi di affermazione del sapere. Ed un
network facile e gratuito, attraverso il quale divulgare il proprio pensiero lecito o meno, ha consentito
all’idea che “Uno vale uno” di prendere piede.
Ma l’epidemia, purtroppo, è arrivata, ed ha messo in crisi tutte le dinamiche di feroce affermazione
dell’ignoranza che avevano caratterizzato questo recente medio evo del sapere. Ed in questo la Cina ci ha
dato una grandissima lezione: non solo di capacità pratica ma anche di civiltà e di capacità di apprendere
dagli errori del passato, tassello che troppo spesso manca al nostro mosaico intellettuale.

I cinesi sanno che chi si sente intelligente ad andare contro tutto lo scibile umano, ignora che questo non è
né originale né mai sperimentato: in tanti in letteratura hanno provato a ipotizzare che cosa ne sarebbe
dell’uomo se esistesse il relativismo assoluto, mentre un “signore delle mosche” in carne e ossa di nome
Mao tentava di metterlo in pratica, dando vita ad una delle più dannose dittature mai viste nella storia
dell’umanità.

Un grande regista cinese, Zang Yimou, per prevenire tutti coloro che si sentono intelligenti mettendo in
dubbio i principi di democrazia e le scoperte scientifiche, girò un film dall’emblematico titolo “Vivere”: in un ospedale dove i medici erano stati sostituiti da studentelli del primo anno per volere dell’autocrate di
sopra, una giovane donna moriva di parto perché nessuno sapeva che pesci prendere.

E, al di là del nostro bipolarismo nel considerare i cinesi prima come maledetti untori linciandoli sugli
autobus di linea per poi pubblicare titoli come “AMICA CINA” nell’atto di ricevere farmaci e presidi medici,
dovremmo riflettere su questa lezione: il sapere va coltivato e difeso.
Perché succede questo: quando ci si sostituisce al sapere, ci scappa il morto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com