La danza è ferma. Non lasciamoli indietro.

di M. Valeria Manconi

 

Il sipario si apre, la musica arriva dirompente, per qualche minuto ci sei solo tu, fluttuante. Il teatro ha un
profumo particolare, non si può descrivere, è un alternarsi dell’essenza di velluto, di fragranza di legno e un
aroma di trucchi di scena. Varcata la soglia il profumo entra fin in fondo inebriandoci e perdura dentro di te per qualche giorno come un assaggio di felicità. Mesi e mesi per preparare uno spettacolo che dura un
istante. Giorni e giorni all’interno della sala, una fila di sbarre, un pianoforte e tanta fatica. Ripetere e poi
ancora la coreografia, con la speranza di completarla correttamente quell’unica volta sul palco.
I piedi dolgono, il fiato si accorcia, ma non si molla mai. Siamo lontano ormai venti giorni dalle nostre sale, da quando il nostro governo ha emanato il primo decreto che prevede la limitazione di transito e di
aggregazione e costringendoci a una vera e propria quarantena forzata.

Proviamo ad allenarci tra le mura domestiche, trasformando i mobili in sbarre e ricreando una piccola aula nel nostro salotto, ma ci manca la nostra insegnante e i nostri compagni. Ogni giorno ci chiediamo se rivedremo ancora la sala e se balleremo di nuovo in teatro.

La situazione è critica, non si sa quando finirà questa pandemia e chi ne uscirà salvo. La maggior parte delle scuole di danza sono una piccola nicchia, associazioni senza scopo di lucro che si tengono in piedi da sole grazie alle rette delle allieve. Ormai chiuse da venti giorni, si vedono costrette a continuare a pagare affitti e spese annesse. Il governo parla di fondi per i liberi professionisti detentori di partita iva e una cassaintegrazione per i dipendenti. Si sono dimenticati, però, delle associazioni.
Le scuole di danza fanno parte della nostra cultura, nutrono i giovani. Al giorno d’oggi è una disciplina molto sacrificata e poco seguita già di suo. Molte scuole di danza in tutta Italia, si sono riunite per cercare di sensibilizzare il governo, mettendo in luce il problema e cercando di far capire a tutti che le insegnanti di
danza sono una categoria di mestieri e che come tale va tutelata. Lavorano all’interno del sociale, formano
e motivano i propri allievi, prendendosi cura sia del corpo che della mente. Creano un punto di ritrovo in
territori socialmente difficili o in località isolate. Si rischia, quindi, in questo momento di crisi, di
compromettere un intero anno di lavoro e tutto ciò che si muove intorno.

Bisogna pensare alle insegnanti e agli allievi che sperano ancora di concludere l’anno accademico su un palco, di sentire quel profumo e di vedersi fluttuare sulle travi di legno. Non lasciamoli da soli, sono anche loro una parte importante della società.

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