Ma quanto è saggio Nick Cave?

Non è il momento di nascondersi nel processo creativo. È il momento di fare un passo indietro e sfruttare questa opportunità per riflettere su quale sia esattamente la nostra funzione: a cosa serviamo noialtri artisti. Di questi tempi il vero lavoro creativo è scrivere e-mail agli amici lontani, telefonare ai parenti, dire una parola gentile al vicino di casa, pregare per chi è in prima linea.

 

Hanno rimbalzato nei giorni scorsi queste parole di Nick Cave, usate nel rispondere ad alcune fan che lo interrogavano sul suo non essersi ancora prodigato in live streaming, video, reading e tutto ciò che molti altri artisti stanno mettendo in campo in questi giorni per invitare a stare a casa e mantenere il contatto con i propri seguaci.

C’è molto in queste parole.
Ci si potrebbe leggere la stanchezza, l’indisponibilità a sforzarsi di fronte alle logiche della frenetica presenza, la stizza o forse un’ammissione di incapacità.

Oppure ci si potrebbe leggere – ci piace pensarla così – la sostanziale saggezza di chi al mondo dell’arte ha già dato molto: non c’è bisogno che mi faccia vedere per cantare davanti a una webcam, forse c’è più bisogno che interiorizzi tutto questo per donare ancora qualche cosa. E nel frattempo, vivere la mia vita.

Non so quale sia la lettura che preferite dare.
Senz’altro, tra i tanti problemi che questa pandemia crea, esistono anche alcune consolazioni regalate dal suo essere democratica: non importa che tu sia una star internazionale, una giovane partita iva, una neo mamma. Devi fare, nelle misure della tua vita, i conti con un virus che gira là fuori e con cui ogni piccolo pezzo di società deve in qualche modo confrontarsi.
Vista così, tutto sommato, è una sfida da cogliere con convinzione. Anche senza essere Nick Cave. No?

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