Food Design. Gusto, Arte o Creatività repressa?

di Cristian Mariani

 

Critica alle nuove tendenze artistiche e culturali.
Il Food Design.

 Se si poteva vantare l’idea del cibo e in generale dell’arte culinaria come quella spassosa e complessa attività quotidiana capace di dare senso e forma alla convivialità e sfogo alla creatività repressa, ecco che questa “progettazione” tecnica e meccanica riconducibile nella genesi ad un produzione industriale, adombra il senso poetico e perfino atavico dell’importanza culturale ed etnocentrica degli alimenti.

Basata su una ricerca sintetica di diverse discipline, estrapolandone con ogni probabilità sensi parziali, mescola arditamente la psicoanalisi alla genetica, la sociologia alla biologia, l’antropologia a qualche altra forma suprema di umano sapere, traducendo in una presunta struttura artistica un prodotto mediato dalla tecnica ed inficiato di significati circoscritti “sottratti” ad oggetti di ricerca più appropriati e pertinenti.

Il cibo viene visto come un oggetto di “design” e gli ingredienti come materiali atti a costituirne la struttura, ennesimo e sbalorditivo connubio tra una società industrializzata che depotenzia il senso del reale a beneficio di logiche globalizzanti e quell’istinto meramente umano di porre disordine nell’ordine senza che in questo passaggio avvenga un arricchimento di senso.

L’arte culinaria cessa di avere il predominio in favore della standardizzazione del processo industriale, avallato da dotti riferimenti e rafforzato dalle discipline cardine della scienza contemporanea.

Chissà se il nostro Freud, padre della psicoanalisi a cui questa nuova cultura pare far riferimento, nei sui studi sulla nevrosi o sullo sviluppo infantile o sulla sessualità abbia mai posto attenzione al problema sentito della progettazione del cibo…

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