L’Amore ai tempi del Coronavirus

di Simona Marocco – 

Mi sono recentemente imbattuta nell’opera di René Magritte Gli amanti, nella sua versione più celebre, quella con i due soggetti che tentano di baciarsi.

Questo dipinto ha avuto un grande successo fra il pubblico per quanto risulta conturbante. Comprendiamo il senso dell’impossibilità di quel bacio e ne sentiamo tutta la frustrazione, per la drammaticità di un limite invalicabile. Questo volere ma non potere è anche motivo di sensualità, di cui infatti la scena è ricca.

Lo stesso senso di impotenza è da alcune settimane condiviso da tutti noi che ci troviamo lontani da chi amiamo, innamorati che non possono scambiarsi quel bacio, né – come si può notare anche nell’opera – guardarsi negli occhi. Si contano i giorni che mancano all’incontro ma la meta è sempre più lontana.

Chiediamoci allora: è solo il mancato morbido contatto con le labbra dell’amato a scatenare il malessere che sentiamo? È il perduto incatenamento reciproco occhi negli occhi che ci fa sentire questo tormento? O non è forse la mancanza di una scelta, l’impossibilità di decidere per se stessi, la libertà di vivere il momento come lo si desidera?

In questi giorni di separazione forzata ognuno si trincera dietro la porta di casa sua, combattuto tra la paura del contagio, il senso di responsabilità civile e la frustrazione del suddito muto.

In tante situazioni l’amore, come per Magritte, è reso impossibile: un velo o una mascherina che differenza fa. Il risultato è che l’uomo, spesso infatuato del proprio immenso sapere e alto sentire, si trova prigioniero di un nemico invisibile che lo lascia nudo mostrandolo in tutta la sua fragilità.

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