È solo…”Una pura formalità”

a cura di Cristian Mariani

 

Immaginate ora di svegliarvi sotto una pressante e indolente pioggia che di traverso taglia il vostro campo visivo, con gli abiti fradici e una strana frenesia nei muscoli, come al termine di una lunga corsa, come al capolinea di una intera esistenza.
E’ notte e il bosco attorno è scosso dal vento, gelido e carico di nefasti presagi.
E’ notte ed a svegliarvi è stato un boato secco e assordante, come il rombo di un tuono, come l’apocalisse nell’immaginario collettivo, come il colpo esploso dalla canna di una pistola, troppo distante, troppo vicina, troppo fredda… la canna di una pistola vista dalla parte sbagliata.

Soli, persi nell’oblio, in balia degli eventi.

Immaginate ora di essere fermati in questo stato confusionario da una pattuglia della polizia, e poi condotti al vicino commissariato perché avete smarrito i documenti e ivi trattenuti con la forza perché nel vostro farneticare avete asserito di essere una persona che non avreste potuto essere, qualcuno che non poteva essere lì, un noto scrittore che risponde al nome affascinante e profetico di OnOff…

Così inizia il delirio più romanzato e meno romantico di Giuseppe Tornatore. Così inizia l’allucinazione più intima e fervida del cinema contemporaneo. Così inizia “Una pura formalità”, maestoso gioco di specchi, intricato ed integrante arabesco del destino e soprattutto alternativa indagine alla ricerca di un colpevole, di un reo confesso, di un movente, di una spiegazione plausibile per l’omicidio perfetto.
Una elegante prova di forza retta dalle performance istrioniche di un ispirato Gérard Depardieu e di un inaspettato Roman Polanski. L’ossessività allucinatoria delle musiche di Ennio Morricone, la scenografia crepuscolare e teatrale, l’ambientazione quasi claustrofobica e la dolce malinconia dei dialoghi ne fanno una pietra miliare nel panorama cinematografico, quasi un graffio sulla parete di moquette perfetta ed ordinata della “Settima Arte”.
Tornatore dimostra ancora una volta che non vi è bisogno di effetti visivi roboanti quando si dipinge con l’occhio del sognatore pennellate d’autore su una tela di celluloide.

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