Didattica a distanza. Una riflessione.

a cura di Loredana Scursatone

 

In questi giorni così surreali, descritti da alcuni come un film post-nucleare da altri minimizzati a puro fatto contingente, ogni genitore ha dovuto fare i conti con quanto sia delicato il sistema apprendimento. Chi scherza, giustamente, pubblicando tutorial o video che vedono i genitori soffocati dall’impossibile compito di lavorare da casa e seguire i figli nella didattica a distanza, chi fa riflessioni serie, chi polemizza con la scuola o con il sistema in generale. Ma la realtà è che eravamo del tutto impreparati, non solo dal punto di vista organizzativo.

La didattica a distanza ha dei limiti, tutti ce ne siamo resi conto, che però non risiedono solo nella disorganizzazione e nella pigrizia mentale di chi non si sente a proprio agio con il digitale. I limiti di questa modalità risiedono nella struttura del nostro cervello, nell’organizzazione del sistema cognitivo, che dalla presenza fisica può prescindere solo se è già ben strutturato. Se, come afferma Rivoltella, i nativi digitali non esistono, occorre riflettere su come il digitale offra degli innegabili vantaggi solo se dotato di strumenti emotivi solidi.
Confrontando le esperienze di tutti i gradi di studio, dalla primaria all’università, ci si rende conto che la didattica a distanza funziona soltanto se si hanno solide basi non solo di conoscenze informatiche, ma anche emotive. Scendendo di grado, a partire dall’università, ci si rende conto che il sistema cognitivo necessita di un carburante, che è quello del contatto umano, che serve ad alimentare il grado di attenzione; più si scende, più carburante serve per mantenere l’attenzione, fino ad arrivare alla scuola primaria, dove i bambini non hanno quella necessaria per seguire con profitto delle lezioni on-line. A questo si aggiunge un altro dato, questa volta di carattere sociale, che vede le famiglie in forte difficoltà a gestire il fattore telematico, soprattutto là dove gli studenti non sono ancora autonomi nell’utilizzarlo: molte famiglie non sono alfabetizzate dal punto di vista digitale, a volte non lo sono nemmeno in italiano perché straniere, a volte non dispongono di supporti e apparecchiature.
Pur comprendendo la situazione di emergenza, una considerazione amara va al fatto che, ancora una volta, nella formulazione di un decreto che riguardi l’istruzione non sono stati presi in considerazioni gli aspetti didattici e cognitivi.
Occorre quindi che pensiamo ad un altro sistema didattico e di valutazione, che non si basi solo su test o collegamenti, ma che risfoderi la capacità di scrittura, di osservazione e di descrizione, privilegiando il fattore emotivo rispetto a quello prestazionale.

Probabilmente un giorno rideremo vedendo film che raccontano quanto accaduto da una prospettiva Verdoniana, che risalti la capacità tutta italiana di adattarsi alle avversità trovando un lato comico e grottesco allo stesso tempo, un lato umano.
Auguro a tutti, genitori ed insegnanti, un buon lavoro, nella speranza che questo momento stimoli la creatività di noi umani imperfetti e ci veda uscire dalla crisi con qualche idea nuova.

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