Super Tuscan! [DiVini]

 

a cura di Francesca Frati e Tommaso Papi

 

Secondo appuntamento.
IL SUPER TUSCAN

“Il toscano ha un modo di inginocchiarsi che è piuttosto uno stare in piedi con le gambe piegate.” (Curzio Malaparte)

Correva l’anno domini 1970 quando, quel genio indiscusso di Piero Antinori, perdendo la denominazione DOCG perché aveva osato unire al Sangiovese, intoccabile all’epoca dei fatti, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, creò il famosissimo Tignanello Antinori.
Piero non rimase solo in piedi, quindi, ma si elevò sopra la critica e la regolamentazione vigente, che lo avrebbe voluto piegare alle regole, dando vita ad un prodotto di assoluta qualità ed eccellenza ma, purtroppo o per fortuna, fuori dal disciplinare. Un prodotto super. Anzi, come amano definirlo gli anglosassoni ai quali, si sa, piace dare un nome, un’etichetta e una regola a tutto, anche a coloro che un nome non lo hanno, un Supertuscan. Ma Piero non era stato il primo.
Ad onor del vero, rischiando quasi come a una finale di “lascia o raddoppia” che era tanto in voga in quegli anni, fu la cantina San Felice nel 1968 a uscire per prima dagli schemi di produzione del Chianti Classico con il Vigorello, un sangiovese in purezza, precursore dei primi “Super Tuscan” prodotti nel Chianti. Stessa sorte, tutt’altro che avversa, fu quella del Sassicaia, blasonatissimo rosso toscano (recentemente eletto anche miglior vino dell’anno dalla giuria internazionale del Biwa – Best Italian Wine Awards) per il quale dobbiamo ringraziare il Marchese Mario Incisa della Rocchetta, un uomo con grande passione per i cavalli nonché per i vini francesi.

Il marchese Mario aveva un sogno: realizzare un vino toscano che ricordasse le migliori bottiglie di Bordeaux. Un bordolese della Maremma. Qualcosa di impensabile prima.
Acquistando dagli amici duchi Salviati, a Migliarino, alcune barbatelle di Cabernet Sauvignon e di Cabernet Franc e impiantandole nei terreni che dalle dolci colline del Castello di Castiglioncello scendono verso il mare, diede vita a un vino che ha del mitologico. Nel 1972 infatti, seppur nato come vino da tavola, il Sassicaia, sbaragliando tutta la concorrenza presente, compresa quella dei vini francesi, salì sul gradino più alto del podio in una degustazione di campioni anonimi a Londra. Nel 1994 ottenne una DOC proprietaria. Si tratta infatti del primo vino italiano di una specifica cantina, che ha una DOC riservata.

La denominazione Bolgheri Sassicaia spetta esclusivamente alla Tenuta San Guido della famiglia Incisa della Rocchetta. Il disciplinare prevede che la zona di produzione del Bolgheri Sassicaia DOC sia limitata al podere Sassicaia, proprio in prossimità del celebre viale alberato di Bolgheri e che l’uvaggio base sia costituita da un minimo dell’80% di cabernet sauvignon. E non può essere commercializzato prima di almeno 2 anni di invecchiamento. L’invecchiamento appunto.

Altra caratteristica imprescindibile per essere annoverati nel gruppo degli eletti dei SuperTuscan, di cui abbiamo citato sopra solo alcuni nomi, è l’utilizzo pressoché totale della barrique, piccola botte di rovere con capienza di circa 225 lt, ricavata da legni francesi, slovacchi o americani che subiscono particolari processi di tostatura.
La permanenza del vino all’interno di questi contenitori permette il processo di affinamento del prodotto che ne risulterà arrotondato nel gusto ed arricchito di sentori di vaniglia, tabacco, caramello, chiodo di garofano, caffè, cioccolato. La risultante è quella di un vino profondo, ammaliante e accattivante. Inconfondibile.

Potremmo dissertare per pagine sui i vini toscani fuori denominazione ma riconosciuti come insuperabili dalla critica internazionale, tanto da essere definiti super. Quello che è importante è che non possiamo riconoscere un vino come SuperTuscan solo perché rosso e non denominato. È piuttosto l’unicità del prodotto che fa sì che la critica lo consacri come tale.
Certo è che i cari amici Toscani nel non stare alle regole, nel non inginocchiarsi ma nel rimanere in piedi leggermente flessi, col piglio di inventori geniali che li contraddistingue, hanno saputo creare una generazione di vini eccellenti, inconfondibili, inimitabili.
Super, anzi SuperTuscan.

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