Intervista a Madame Bovary – 2a parte [Colloqui non ordinari]

Rubrica a cura di Fabiana Traversi
Scopriamo i segreti e aneddoti di eroi ed eroine di carta e ossa, che conosciamo e amiamo. Scandagliamo loro e, proprio come un buon libro, tramite loro scandagliamo noi stessi.

 

 

 

Bentornati cari lettori, in questo nuovo appuntamento con, i “Colloqui non ordinari”, è nostra ospite ……..Madame Bovary…nuovamente !
L’intervista è stata suddivisa in due parti per una migliore comprensione e leggibilità.
Qui potete trovare la prima parte.

Emma Bovary è una figura femminile che ha scandalizzato e segnato un epoca. Da cui sono stati ispirati film e trattati. Una donna che ha inseguito i suoi sogni nonostante i dogmi imposti dalla società. Esempio della discordanza tra realtà e fantasia, tra sogni e vita quotidiana. Madame Bovary offre un’infinità di livelli di lettura, dal vuoto esistenziale al romanticismo.

Il romanzo, Madame Bovary. Mœurs de province, scritto da Gustave Flaubert (1821-1880) è stato pubblicato nel 1856 ed immediatamente attaccato dai pubblici inquirenti per immoralità e oscenità. Facendogli quindi molta pubblicità, tanto che dopo l’assoluzione(l’anno successivo), fu nuovamente pubblicato il 15 aprile 1857 presso Michel Lévy frères, in due volumi. Ed ebbe un notevole successo, forse perché ispirato ad una storia vera: Delphine Delamare, giovane donna di Ry, cittadina in Normandia, dopo aver ripetutamente tradito il marito si era uccisa somministrandosi del veleno. Il libro sembra ripercorrere perfettamente la storia di Eugène Delamare, giovane medico dell’ospedale di Rouen, vedovo che sposò Delphine, figlia di un contadino normanno. La giovane compie gli stessi passi della protagonista di carta: matrimonio di convenienza, amante del lusso e sprechi, fedifraga e suicidatasi.

Attenzione: l’intervista riporterà il testo originale dell’opera con piccoli cambiamenti.

iniziamo…
buona lettura!

“Bentrovata Madame, come sta? E’ passato un pò di tempo da nostro primo incontro…”
Bentrovata mia cara. Sto bene, grazie. Proprio ieri riensavo alla nostra prima intervista  e riflettevo su mio marito…un rapporto trano il nostro… Ma a mano a mano che cresceva l’intimità della loro vita, veniva a determinarsi un distacco spirituale che la allontanava sempre più da lui. La conversazione di Charles era piatta come un marciapiede e le idee più comuni vi sfilavano nel loro abito di tutti i giorni, senza suscitare emozione o risate o fantasticherie. Quando abitava a Rouen, diceva, non aveva mai provato la curiosità di andare a vedere gli attori di Parigi. Non sapeva nuotare né tirare di scherma o con la pistola, e una volta non seppe spiegarle un termine di equitazione che lei aveva letto in un romanzo”.

“Parole forti Madame.”
Beh, continua lei persa nei suoi pensieri, “Un uomo è almeno libero; passioni e paesi sono aperti dinanzi a lui, può ignorare gli ostacoli e ghermire le felicità più remote. Una donna, invece, è continuamente impedita. Inerte e flessibile nello stesso tempo, ha contro di sé le debolezze della carne e i dettami delle leggi. La sua volontà, come il velo del cappello, trattenuto da un cordone, palpita a tutti i venti; per ogni desiderio che alletta, v’è una convenienza che trattiene.”

“Cosa cerca Lei in un uomo?”
Un uomo, non avrebbe dovuto, invece, conoscere tutto, eccellere in molteplici attività, saper iniziare una donna al fuoco della passione, alle raffinatezze della vita, a tutti i misteri? , mi domanda pensierosa…..e non avendo risposta, decido di cambiare argomento. ” Madame”…Emma, per favore…”Emma, il suo rapporto con la lettura?”
Sorride,il volto illuminato dalla sorpresa e delizia di questa nuova domanda inaspettata…..
“Ho sempre amato fantasticare e dopo il mio rapporto con il Visconte, ho cercato rifugio nella lettura. Mi abbonai a un giornale femminile, il Cestino, e allo Spirito dei salotti. Divoravo, senza lasciarmi sfuggire nulla, tutte le cronache delle prime, delle 100 corse, delle serate, mi interessavo al debutto di una cantante o all’apertura di un negozio. Mi tenevo al corrente con la moda, conoscevo gli indirizzi dei buoni sarti, i giorni in cui il bel mondo andava al Bois o all’Opéra. Studiai gli arredamenti descritti da Eugène Sue, lesse Balzac e George Sand, cercando in queste letture un immaginario soddisfacimento alle mie brame. Portavo i libri anche a tavola e li sfogliavo mentre mio marito, mangiando, cercava di conversare. Il ricordo del Visconte veniva rinnovato di continuo dalle letture…”
“Il Visconte è stato molto importante per Lei…”,te, mi corregge e prosegue… “Il ricordo del Visconte veniva rinnovato di continuo dalle letture. Scopriva somiglianze tra lui e ipersonaggi inventati. Ma il cerchio del quale egli era il centro, a poco a poco si allargava e l’alone che lo circondava andava espandendosi intorno alla sua figura per illuminare altri sogni……. Il suo ricordo mi accompagnò per molto tempo…. il Visconte che mi aveva fatto ballare il valzer alla Vaubyessard, la barba di lui, che emanava il profumo di vaniglia e di limone “….
…senza volerlo, socchiuse le palpebre per aspirarlo meglio.
“L’amore, hai avuto molti amanti…”, “si, ma nel senso etimologico cara. Amans, ovvero colui che ama… Non ero felice e non lo ero mai stata. Da cosa dipendeva questo vuoto che eissteva nella sua vita, questa putrescenza istantanea delle cose che le stavano più a cuore?… Ma se esisteva in qualche luogo un essere forte e bello, un cuore valoroso, nello stesso tempo pieno di entusiasmi e di raffinatezza, un animo di poeta sotto le spoglie di un angelo, lira dalle corde di bronzo, capace di far giungere fino in cielo i suoni di epitalami elegiaci, perché proprio lei non avrebbe potuto per caso incontrarlo? Oh! Che sogno impossibile! Nulla valeva la pena di una ricerca, tutto era menzognero. Ogni sorriso nascondeva uno sbadiglio di noia, ogni gioia una maledizione, tutti i piaceri, il disgusto, e i baci più appassionati lasciavano sulla bocca soltanto l’irrealizzabile desiderio di una voluttà più grande.”
“Come Leon?”
(nota per i lettori : dopo un trasferimento da Tostes a Yonville-l’Abbaye, voluto dal marito per cercare di migliorare le delicate condizioni di salute di Emma. Ma Lei rimane delusa dalla nuova vita.  L’unico a suscitare un interesse in Emma è un giovane notaio,  Léon Dupuis, ma egli parte lasciandola in preda ai rimpianti)
Leon Dupuis, un giovane affascinante futuro notaio. Timido, gentile, amavamo entrambi il mare e la lettura. Uno dei nostroi primi incontri mi disse, “«Infatti che cosa c’è di meglio dello starsene la sera, accanto al fuoco, mentre il vento batte ai vetri, sotto la lampada accesa con un buon libro?”.  Léon si torturava per trovare il modo di dichiararsi; e, sempre incerto fra il timore di dispiacerle e la vergogna di essere tanto pusillanime, piangeva di scoraggiamento e di desiderio. Prendeva decisioni energiche, scriveva lettere che poi stracciava, fissava termini che immancabilmente finiva col rimandare. Spesso si metteva in cammino, deciso a ogni audacia; ma la fermezza dei propositi svaniva subito alla presenza di Emma. Io lo amavo.
“O Rodolphe?”
(nota per il lettore: dopo la partenza di Leon, Emma conosce un ricco proprietario, Rodolphe Boulanger, e ne diventa l’amante.  Presto anche lui l’abbandona. A Rouen Emma rincontra Léon e i due intrecciano una relazione).
“Rodolphe Boulanger de la Huchette”, sorride nominandolo,  “un uomo di trentaquattro anni, aveva un carattere duro e un’intelligenza acuta; inoltre, avendole frequentate molto, conosceva bene le donne”. E mi voleva!
Una volta mi disse,  «Noi due per esempio,» diceva «perché ci siamo conosciuti? Quale fato lo ha voluto? Come due fiumi che scorrono attraverso lontane regioni per ricongiungersi, certo a nostra volta siamo stati spinti, lungo la china della vita, l’uno verso l’altra.»
Ero fragile dopo l’abbandono inspiegabile di Leon e mi sentivo sola. Rodolphe mi corteggiò senza ritegno e cedetti.Ero gelosa, capricciosa, quasi isterica. “Pensavo all’idea di avere un amante e deliziava come se mi avessero  promesso una seconda adolescenza. Finalmente avrei posseduto quelle famosegioie che dà l’amore, quella febbre di felicità che non speravo più di provare. Stavo per entrare in quel mondo meraviglioso ove tutto è passione, estasi, delizia; un roseo universo mi circondava, i più alti sentimenti splendevano sfiorati dal suo pensiero, l’esistenza di ogni giorno era confinata lontano, laggiù in fondo, nell’ombra, nei vuoti che si trovavano fra quelle straordinarie altezze. Rammentò le eroine dei libri che aveva letto e la lirica legione di quelle donne infedeli che  sentiva sorelle, fece coro nella sua memoria con voci che la incantavano. ” Dopo lui  fuggì a Parigi.
Quando rincontrai Leon all’Opera di Rouen fù una tempesta. Ci amammo totalmente.
” E poi mise fine alla sua vita…”
Si, ero stanca, insoddisfatta. Volevo lenire le mie sofferenze amorose……Charles mi aveva perdonata…

Ringraziamo Emma Bovary per il tempo dedicatoci e la sua disponibilità.
Noi abbiamo amato ascoltare i suoi pensieri e ricordi. E voi?
Avete qualche domanda o curiosità da porre alla giovane donna? In tal caso potete scriverLe tramite il modulo Contatti di Fiordarte!

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