A proposito di genitorialità

di M. Valeria Manconi

È tarda sera e il silenzio è assordante. I bambini sono andati in un’altra casa per passare il tempo con l’altro genitore, così com’è consuetudine in un divorzio.

Cominciamo semplicemente da Wikipedia: “La genitorialità è il processo di promozione e sostegno dello sviluppo fisico, emotivo, sociale e intellettuale di un bambino dall’infanzia all’età adulta”.

Durante questi ultimi anni abbiamo assistito ad una mutazione della famiglia che, tra le tante nuove forme, è diventata una famiglia allargata. Questa ha dato la possibilità a tante persone di non rimanere intrappolati in una relazione  “scomoda ”, grazie anche al referendum del maggio 1974 che ha dato il via libero ai divorzi, ma i nostri bambini come hanno e come affrontano questa nuova situazione?

Si dividono in due case, vivendo metà settimana in una e metà in un’altra. Accettano, spesso mal volentieri, i nuovi rispettivi partner di mamma e papà. Per motivi logistici, sono i bambini che si spostano, creando a volte in loro una certa instabilità, costringendoli a ricordarsi di portare tutto ciò che gli occorre e a cui tengono da una parte all’altra per gioco, sport e scuola. Se il mondo fosse fatto a misura di bambino, lui avrebbe pieno possesso della casa e sarebbero i genitori a spostarsi  rispettivamente da loro tre giorni a settimana, ma è davvero possibile? Quanti adulti manifesterebbero la volontà di farlo, sapendo di dover  stare in una casa dove  c’è stato l’ex compagno, o l’ex marito con la nuova compagna e viceversa e sentendo come se quella relazione da cui sono scappati continuasse a persistere? Protrarre a dividere e condividere lo spazio privato, la spesa, il bagno, oggetti e beni di prima necessità. Sentendo la difficoltà di non comprendere più cosa ha comprato chi, di ritrovarsi a raccogliere o lavare cose altrui. Tenendo presente anche che con i nuovi partner molti hanno altri figli e che quindi anche questi dovrebbero essere costretti a spostarsi di casa in casa. Assisteremo ad  una rottura ancora più forte, distruttiva che non gioverebbe a nessuno. Purtroppo si sceglie egoisticamente la soluzione che risulta meno peggio per la circostanza. I bambini digeriscono questa situazione e ne fanno abitudine con il passare del tempo. Così ognuno a casa sua, con le sue regole che, a volte, non concordano tra loro. I primi tre giorni a settimana hanno più rilievo alcune cose e gli ultimi tre giorni ne hanno importanza altre. La genitorialità non è più bilaterale, diventa plurilaterale. Insieme ai genitori, che  anche stando insieme si trovano in conflitto per l’educazione dei figli, si uniscono anche i relativi partner. Che ruolo rivestono questi nuovi membri delle famiglia? Ricoprono a pieno una figura importante per questi bambini? Molto spesso è così, ma a volte hanno un ruolo marginale, che sia per loro scelta o no.  Incontrano alcune difficoltà, si sentono frenati,  sottolineando loro che non sono  genitori naturali e che seguirebbero  un’educazione differente e  magari anche una collaborazione tra le parti che difficilmente ha luogo. Alcuni bambini vorrebbero, ingenuamente, questa grande famiglia riunita sotto lo stesso tetto, così da non sentire mai la mancanza di un membro di essa. A loro piacimento scegliere con chi parlare, chi coccolare, abbracciare, senza aspettare di esserci trasportato il giorno giusto. Ciascun bambino affronta la situazione come meglio può, guidato anche dalle mani degli adulti. Tengono nel cuore la speranza un giorno di avere tutti insieme amorevolmente sotto lo stesso nido che si affievolisce con l’età  lasciando dentro ogni bambino ormai adulto la consapevolezza che i rapporti sono complicati e che il solo abbraccio non funge da paciere. Non potendo “ regalare” un’unica casa ingoiamo tanti “ rospi” facendo apparire i nostri ex sempre al meglio per i nostri bambini, la sola parte lesa del fallimento della famiglia. Certo che con il moltiplicarsi della genitorialità si moltiplica tutto, ora ci sono più “ nonni”, “ zii” e amici e quindi molti più regali e feste, ci consoliamo almeno di questo.

Questo testo non vuole essere un trattato sociologico, ma solo una riflessione  volta a comprendere le difficoltà dei  bambini che con ingenuità affrontano una situazione non scelta da loro, che potrebbe essere la prima prova della loro vita. Ogni volta che ci lasciano per andare nell’altra casa , racchiudiamoli in un forte abbraccio, così che forse non sentano il peso di questa mancata scelta di andare con uno dei genitori.

L’amore molto spesso può finire, ma quello verso i figli è qualcosa di magico perché ha il potere di perdurare qualsiasi cosa accada nell’arco del tempo.

“ Il dolore della separazione è nulla in confronto alla gioia di incontrarsi di nuovo!” ( Charles Dickens)

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