Pandemie, epidemie: un salto nel Medioevo

di Monica Atzei – 
“Un Salto nel Medioevo” diventerà presto una Rubrica di Fior d’Arte! – 

 

Le parole Pandemia/Epidemia mancavano da anni dal nostro lessico giornaliero, le leggevamo nei libri di scuola oppure venivano evocate per qualche battuta. Invece nell’Anno Domini 2020 queste parole così lontane, rimbalzano da ogni parte del pianeta in svariati idiomi per via del Covid-19.
Ora non ho basi di nessun genere a livello medico-scientifico se non per letture e vissuti personali, ma essendo una mediovista vorrei parlarvi di una delle pandemie che hanno segnato maggiormente la storia dell’uomo: l’ondata di peste del 1300.
La peste (dal latino pestis che significa peste, morbo, epidemia e in senso figurato flagello, rovina, distruzione) del Trecento passata alla storia come “la peste nera” colpì sia l’Oriente che l’Occidente, ma allora il termine peste indicava varie malattie contagiose e ad alto tasso di mortalità come il colera, il tifo, il morbillo, il vaiolo.
Nel caso di questa epidemia i “sintomi” erano visibili e dolorosi: bubboni alle ascelle, all’ inguine, al collo, macchie scure e livide da cui il nome peste nera, vomito, convulsioni, febbre, delirio e la maggior parte dei casi arrivavano ad una rapida morte. Comparve in Europa alla fine del 1347, arrivava dall’ Oriente e precisamente dalla Mongolia e dal deserto del Gobi, dove si era manifestata negli anni ’20 del 1300; come arriva in Europa? A quanto pare grazie alle vie carovaniere del Nord del Caspio, risalendo il Volga per poi discendere verso il Mar Nero che allora era un importante appendice del Mediterraneo nel sistema commerciale di quel periodo.
Nel 1347 raggiunge Caffa in Crimea, colonia della Repubblica di Genova e da qui si propaga velocemente con le galee e le navi che percorrono la lunga rete di rotte commerciali del Mediterraneo. Infatti, nello stesso anno arriva nell’Oriente bizantino e musulmano, nei porti di Costantinopoli, di Alessandria e da lì penetra in Europa. Alla fine del 1347 si diffonde nei porti di Genova, Marsiglia, Venezia, Pisa in cui fanno scalo le navi; dai porti dilaga nell’entroterra a macchia d’olio e fino al 1351 percorre tutta l’Europa.
Uomini e donne si trovano di fronte alla morte nera: si muore nelle case, nei palazzi, per le strade, sulle navi, ovunque. Muoiono uomini e donne, vecchi e giovani, ricchi e meno abbienti, contadini e re; di fronte a ciò le reazioni della popolazione sono apparentemente contraddittorie: per trovare scampo dalla peste, c’è chi fugge come ad esempio le sette fanciulle e i tre garzoni del Decameron di Boccaccio, chi ha delle responsabilità nei confronti della comunità o dei cittadini, come ecclesiastici o governanti restano nelle città.
C’è chi, invece, non si cura di ciò che sta succedendo: banchetta, fa baldoria, adotta uno stile di vita sfrenato, comportandosi come se ogni giorno fosse l’ultimo.
Lo storico Matteo Villani nella sua Cronica scrive: “Gli uomini si dierono alla più sconcia e disonesta vita che prima non aveano usata. Perocchè vacando in ozio, usavano dissolutamente il peccato della gola, i conviti, taverne e delizie con dilicate vivande e giuochi, scorrendo senza freno alla lussuria”.
Il terrore e lo smarrimento ruppero le strutture consuete della socialità e della condivisione; tanti, per proteggersi e sfuggire alla morte, trovarono consolazione nella religione pregando, digiunando, partecipando a funzioni religiose e processioni, compiendo pellegrinaggi: qualunque cosa che potesse alleviare o far passare del tutto la peste.
Altri, credendo di dover espiare delle colpe, diedero vita al fenomeno di breve durata, ma molto popolare dei flagellanti; solo gli uomini potevano parteciparvi e nella credenza popolare questo sarebbe servito a placare la collera divina. Gli uomini si riunivano in folti gruppi, vagavano nelle città, attiravano le folle cantando e flagellando violentemente il proprio corpo con delle fruste munite di punte metalliche davanti a coloro che assistevano per le strade.
Quanti morirono di peste? In Europa si ritiene, che nell’arco di tre o quattro anni sia scomparso un terzo della popolazione allora stimata intorno ai 75-80 milioni e a distanza di cinquant’anni dall’ondata di peste intorno ai 50 milioni.
Ci fu in effetti un lungo crollo demografico europeo dove la peste gioca un ruolo importante, anche perché alla prima ondata, la più micidiale, fecero seguito ondate successive di peste, a intervalli variabili, con vari gradi di intensità e di mortalità; tra il 1300 e il 1400 ne sono state individuate sette. Dopo il 1348, la peste non scompare affatto dall’ Europa, ma colpisce ripetutamente e si stabilisce in forma endemica in tutto l’Occidente fino al XVIII secolo.
C’è anche da considerare un altro aspetto, nel Medioevo la maggior parte delle persone moriva per malattie batteriche o virali, per le guerre e le carestie; questo per farvi capire che in quel periodo le malattie e le epidemie non erano inattese. Ma quando un numero così elevato di persone muore e la morte è imprevedibile come nel caso della peste, la massa cerca spiegazioni e queste nel Medioevo sono innanzitutto religiose.
Scrivevano i medici dell’ Università di Parigi: “Una congiunzione astrale, insieme ad altre congiunzioni ed eclissi, è causa reale della gravemente mortifera corruzione dell’aria che ci circonda, fonte di mortalità e di carestia […] Noi crediamo che la presente epidemia provenga direttamente dall‟aria corrotta …”
Quindi, capri espiatori, provvedimenti, rimedi, sia per la medicina sia per la religione la peste è il risultato di fattori ambientali corrotti/malsani e dunque può essere prevenuta, contenuta e curata eliminando i fattori all’origine di questa corruzione, quindi purificando l’ ambiente in due sensi: in senso fisico dalle esalazioni malsane e in senso metaforico purificandosi dai peccati o da gruppi sociali e persone considerati corrotti o contaminati nello spirito.
Tra i gruppi sociali che venivano accusati di diffondere intenzionalmente il morbo (untori) vi erano gli Ebrei, una sorta di capro espiatorio; insieme a loro sono accusati di provocare l’epidemia, contaminando ad esempio i pozzi anche i lebbrosi o altri gruppi allora emarginati ed etichettati come i maghi, le streghe, i vagabondi o le prostitute.
Naturalmente si cercò di limitare l’epidemia innanzitutto nelle città, infatti vengono presi dei provvedimenti che erano già impiegati contro altre malattie epidemiche più familiari; si tentò di limitare i movimenti degli uomini, delle merci utilizzando le quarantene, di migliorare le condizioni igieniche urbane con la rimozione dei rifiuti e di tutto ciò che causava cattivi odori e miasmi, di regolamentare le sepolture.
Con la peste e non solo con essa, assistiamo ad una serie di cambiamenti che portano ad una ristrutturazione della società medioevale e che, per convenzione, vanno sotto il nome di crisi del Trecento, ma la parola “crisi” non significa per tutti gli storici “decadenza” in quanto il quadro della realtà europea del tardo Trecento ha degli aspetti contraddittori, ha luci e ombre che gli storici interpretano diversamente. La maggior parte degli storici discute sul fatto che la crisi del tardo Medioevo sia stata provocata da vari fattori come la peste, il clima, le carestie, il feudalesimo; ma in campo culturale, il tardo Medioevo corrisponde al primo Rinascimento e c’è chi afferma che proprio la tragedia umana della peste ha messo in crisi le concezioni e i valori medievali, ha scosso le certezze della fede, ha provocato quei cambiamenti che hanno condotto ad aprire le porte al Rinascimento.
Per questa ragione ad esempio molti storici considerano la peste nera e le epidemie successive come uno spartiacque nella storia europea.

Continueremo il nostro viaggio nel Medioevo alla scoperta della cultura, delle tradizioni e della storia.

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