Scienza e fascinazione collettiva

di Loredana Scursatone –

 

Per quanto noi si possa, o si voglia, disquisire sul progresso scientifico e sul pericoloso ritorno ai rimedi della nonna o, peggio ancora, ai preparati anti-galenici di chi si improvvisa medico sul web, la verità è sempre una sola: la realtà è noiosa, e le teorie farlocche o quelle complottiste che mirano a screditare la scienza ufficiale sono molto più affascinanti.

E questo è sotto gli occhi di tutti, perché nessuno, nemmeno gli scienziati più rigorosi si rilassano sul divano guardando il filmato di un processo di meiosi,  preferiscono  piuttosto  guardare Willy Smith che sintetizza molecole fantomatiche nel garage di casa per sconfiggere  zombie inferociti.

Esiste però un confine sottile, che non tutti purtroppo colgono, tra la fascinazione che la fantasia esercita su noi esseri complessi e l’ambito nel quale è giusto che essa rimanga relegata.

In questi tempi così fuori dall’ordinario, si è creato un humus fertile alla farneticazione, che ha confuso ulteriormente le acque già torbide del rapporto uomo-scienza. Il web è un’autostrada estremamente democratica, un po’ troppo se andiamo a vedere, lungo la quale corrono sulla stessa Ferrari le informazioni fornite dagli esperti e il pastrocchio all’aceto della nonna per sconfiggere i pidocchi; e ci sarà immediatamente, in tempi rapidissimi, qualcuno che preferisce e diffonde il secondo: questo perché più affascinante, perché ci fa sentire potenti, ci dà l’impressione di risparmiare dei soldi in barba alle grandi multinazionale, ci fa sentire un passo più vicini alla natura ed un gradino più in alto rispetto a chi porta l’anello al naso.

Il pastrocchio all’aceto, bontà sua, più che una fastidiosa irritazione ed un’infestazione incontrollata da pediculosi, non può però causare; ma cosa succede se il rimedio farlocco sbandierato  con ingenuità, ed un pizzico di presunzione, è potenzialmente dannoso? E quale effetto tzunami può avere se a diffonderlo è un personaggio potente ed istituzionale, anche se discusso e anche un filo grottesco?

Succede quello che tutti immaginiamo, che nemmeno gli sceneggiatori dei più rocamboleschi medical drama hanno mai osato mettere in scena: gente che si inietta ipoclorito di sodio, pronto-soccorsi intasati e intossicazioni che l’umanità avrebbe potuto tranquillamente risparmiarsi.

E a tutto questo potremmo porre rimedio, istituzionalizzando lo studio delle neuroscienze, del pensiero divergente e di quello laterale, dell’economia cognitiva e di tutti i meccanismi che frullano nei nostri cervelli all’interno delle scuole Italiane.

Anzi, anche di quelle al di là dell’oceano.

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