I Dieci Comandamenti [Divini]

a cura di Francesca Frati e Tommaso Papi

 

Terzo appuntamento.
I DIECI COMANDAMENTI

Durante la famosa “FASE 1” da poco conclusasi, abbiamo imparato a rispettare, a suon di DPCM, molte nuove regole. Ma anche il vino ha i suoi dogmi da rispettare. Senza nessuna blasfemia e senza che nessun praticante si offenda, a voi i dieci comandamenti per essere impeccabili nel servire il nettare degli Dei.

 

1 Non avrai altro bicchiere all’infuori del CALICE

Già, niente plastica, e soprattutto mai bicchieri senza stelo. Che sia un calice AIS (alto 22 cm con stelo 9,3 cm e base 8,5 cm) oppure calice ISO (alto 10 cm con stelo 5,5 cm e base 6,5 cm) o un flut, fondamentale è la presenza dello stelo per non permettere ai profumi della pelle della mano di interferire con quelli del vino contenuti in esso. Si impugna quindi il bicchiere dalla base e dallo stelo, sempre. Vorrete mica confondere i sentori di vaniglia del vostro sapone per le mani con quelli dello Chardonnay che vi state apprestando a degustare?

2 Non nominare il nome DECANTER invano

Quante volte, mentre stavamo posizionando i bicchieri in tavola, l’amico di turno ci ha rivolto la fatidica domanda “Sì ma il decanter? Te l’ho regalato per il compleanno, non lo usi mai?” No. Non lo uso. Anzi mi correggo, lo uso. Ma solo con un rosso importante e assertivo, con un vino che ha quindi riposato molto tempo in bottiglia e per il quale si sospetta ci siano residui di sedimento. Fino ad allora, il vostro decanter potrà diventare un ottimo centro tavola, con dei bei fiori freschi all’interno. Il vostro amico non si offenderà. E se vorrà che usiate il decanter al prossimo compleanno saprà quale bottiglia regalarvi.

3 Ricordati di far BRILLARE il bicchiere

Inutile che cambiate marca delle pastiglie della lavastoviglie. Se volete che i vostri calici brillino di luce propria, come quelli di quel ristorante stellato in cui vostro marito vi ha portato per l’anniversario (buon per voi), armatevi di acqua calda e, al limite, un po’ di sapone di marsiglia, asciugateli a mano con un panno e non dimenticate di riporli in luogo privo di odori. Otterrete un risultato eccellente. Assisterete allo spettacolo unico delle bollicine che nascono dal fondo per gli spumanti o vedrete formarsi gli archetti intorno per i vini fermi. La vostra fatica sarà ripagata.

4 Onora la BOLLA

Ok, ci siamo. I bicchieri sono pronti, il decanter fa il suo servizio comunque, anche come vaso per i fiori, adesso dobbiamo sbocciare. Che sia un “Metodo Classico” o uno Charmant, un lambrusco o un vino frizzante, non vi è differenza alcuna. Si onora la bolla, così: togliete la capsula partendo dall’apposita linguetta laterale, rimuovete la gabbietta avendo cura di porre il pollice sopra il tappo per evitare che voli via, stringete bene il tappo con la mano mentre con l’altra, invece di salutare gli amici al tavolo pronti ad immortalarvi, impugnate la bottiglia dal fondo alzandola e inclinandola a 45 gradi, e udite udite girate la bottiglia e tenete il tappo fermo. No al botto, no alla fontana di spumante. Vietati. Se vorrete essere scenici potrete usare la sciabola, ma questa è una tecnica riservata e non di non facile esecuzione che merita un approfondimento in seguito.

5 Non uccidere nessuno (mentre APRI una bottiglia)

Se invece siamo al pranzo di famiglia della domenica, sebbene la suocera vi dia regolarmente qualche grattacapo, cercate di non ferirla mentre apriamo un vino fermo. Appoggiate la bottiglia su un piano stabile e utilizzando il coltellino del cavatappi, togliete la capsula tramite delle incisioni sotto l’anello. Tirate poi fuori la vite del cavatappi, meglio detta verme, ed iniziate ad inserirla nel tappo di sughero, facendo attenzione nel partire dal centro dello stesso. Avvitate fino alla penultima spirale circa e si iniziate a fare leva. Uniche due accortezze sono quella di non inclinare il cavatappi ma di tenerlo in orizzontale rispetto al piano e quella di fermarsi un millimetro prima di aver estratto il tappo e continuare con le mani fasciate da un tovagliolo. Suocera e bottiglia entrambe salve.

6 Non usare CAVATAPPI impuri

Ecco, appunto. La suocera è salva. Benissimo. Ma il vostro orgoglio, se oserete utilizzare cavatappi non standard, ne uscirà profondamente colpito, in negativo. In vita mia ho visto utilizzare strumenti che voi umani non potete nemmeno immaginare. Cavatappi dotati di vita propria che alzano le braccia, utensili che girano tipo elicottero galileiano e chi più ne ha più ne metta, ma ricordate, il classico vince, sempre. Ammesso, quindi, solo il semplice cavatappi a leva, quello piccolo e poco colorato, dotato di un coltellino che si nasconde, una vite che si chiama verme e una leva a due scalini. State aprendo una bottiglia, non siete MacGyver.

7 Non ROTEARE

Siamo Italiani. E si sa, proprio come quando gioca la Nazionale di calcio, sappiamo magicamente trasformarci tutti in esperti allenatori, così, quando abbiamo una bottiglia e un calice in mano, ci sentiamo tutti Sommelier. E per dimostrarlo, se non stiamo discutendo di come il CT di turno ha schierato la difesa, iniziamo a compiere strane (e il più delle volte inutili) gesta con la bottiglia e con il bicchiere. No. Categorico.
Ad esempio : vietato roteare il bicchiere se dentro vi è una bollicina; non serve dato che gli aromi del vino in questione sono “tirati su” dall’anidride carbonica, il vino non si deve “aprire”. Discorso diverso è riservato ai vini fermi, per i quali è opportuno roteare il bicchiere per dar modo al vino di ossigenarsi. In entrambi i casi il prodotto si versa al centro del bicchiere. Non stiamo spillando una birra. Ricordatevelo o vi segno cartellino giallo con l’aiuto del VAR.

8 Non dire false TEMPERATURE

“Si ma questo vino è caldo!” quante volte lo avete detto e pensato, diffidando della temperatura di servizio offerta dal locale o dalla cantina dell’amico che ci ospita. Oppure: “A me un vino bianco, bello fresco!” Schiere di camerieri indignati e imbarazzati nel non sapere come contraddire una vostra abitudine più che una vostra reale necessità. Precisiamo subito : ogni vino ha la sua specifica temperatura di servizio anche se non esiste una regola matematica precisa al decimo di grado centigrado, ma vi sono dei range abbastanza significativi da rispettare.
• Vino spumante, Metodo Classico o Martinotti, secco, ovvero non dolce: 4-6 gradi.
• Vino bianco non aromatico: 6 gradi per i vini giovani e freschi, 10 per i vini più importanti (Chardonnay);
• Vino bianco aromatico come Gewurztraminer: 12-14 gradi, si beve fresco e non freddo, in quanto vino aromatico ha bisogno di farsi sentire in tutta la sua potenza e fragranza dei profumi.
• Vino rosso a temperatura ambiente va benissimo, ovviamente se siete a Taranto il 12 di agosto con 38/39 gradi all’ombra sarete in difficoltà, ma in questo caso sono convinto che eviterete di bere un bel rosso.

9 Non desiderare il SECCHIELLO d’altri

Non è una questione di disparità. Non siete antipatici al cameriere. C’è una regola e non siamo in spiaggia a far castelli, il secchiello non è detto sia necessario.
Secchiello SI : vino spumante secco, vino bianco non aromatico a patto che, in questo secondo caso, non rimanga lì in eterno ma venga tirato fuori per arrivare alle temperature dette sopra.
Secchiello NO : vino bianco aromatico, che deve essere fresco mai freddo. Se il convivio si dilunga, ed il vino sembra più un tè, chiedete di metterlo in frigo per una decina di minuti al limite. Smettete di mettere in croce il cameriere quindi, non ha sbagliato, merita la mancia.

10 Non desiderare IL GHIACCIO d’altri

Ultimo ma non in ordine di importanza: il ghiaccio nel vino nuoce gravemente alla salute. La nostra, che vi parliamo, semmai dovessimo vedervi. Vi perdoneremo certo, ma non lo fate mai. Siamo giovani e per ora ancora di belle speranze, potrebbe esserci fatale.

 

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