Capitolo Black Sabbath [Nel cuore del Metallo n.4]

Una Rubrica a cura di Monica Atzei
Insegnante, medioevista e appassionata di musica sin da piccola. Scrive per i magazine Tuttorock e TrueMetal, collabora con la label Punishment18 Records e ha creato InfinityHeavy, ufficio stampa
che supporta band e locali.

 

Abbiamo parlato dell’heavy metal in generale, della sua nascita e di ciò che è il metal nel panorama musicale, abbiamo visto alcuni sottogeneri e abbiamo menzionato alcune band, tra cui spesso e volentieri i Black Sabbath.

Ecco oggi parleremo proprio di loro e per loro intendo i Black Sabbath della formazione originaria, non parlerò di cambi line up né di “problemi” tra musicisti o di altro genere (accennerò soltanto a qualche episodio),  ma soltanto del nucleo originale ed unico della band, che secondo me è quello che ha avvicinato intere generazioni di musicisti e non all’heavy metal.

Abbiamo già visto che questa band nasce a Birmigham, che per le band arrivate successivamente e per gli addetti ai lavori è il gruppo per eccellenza che ha scritto le regole dell’heavy metal.

Ci troviamo nell’Inghilterra degli anni ’60 e quattro ragazzi John Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Bill Ward e Terry Geezer Butler danno vita ai Black Sabbath; il nome della band viene scelto da Geezer dopo vari nomi che erano stati proposti.

Geezer, grande appassionato di romanzi e di film horror, conoscitore del nostro regista Mario Bava era rimasto colpito dal film diretto da quest’ultimo intitolato I tre volti della paura (1963), ma il titolo in Inghilterra era diventato Black Sabbath, questo fu il nome che lui propose e che fu condiviso da tutta la band.

Era il 1969 e i Black Sabbath iniziavano il loro cammino.

Il 13 febbraio del 1970 uscì l’album di debutto intitolato Black Sabbath, disco originale e diverso dal panorama rock di quei tempi, sia per la musica che per i testi.  

Deep Purple e i Led Zeppelin, suonavano con venature rock ‘n’ roll e blues, ma la musica dei Sabbath, era tutta un’altra cosa: le sonorità erano più gravi, le melodie erano cupe e il pubblico e gli addetti ai lavori non erano abituati. Vi erano riferimenti al diavolo e all’occulto, infatti il nome della band e alcuni testi dei brani crearono un’immagine che il gruppo non sarebbe più riuscita a togliersi di dosso.

Tra il 1970 e il 1973 la popolarità dei Sabbath  cresce ed è alle stelle: in quegli anni pubblicano Black Sabbath (1970), Paranoid (1970), Master of Reality (1971), Vol. 4 (1972) e Sabbath Bloody Sabbath (1973) che diventeranno tutti dischi d’oro negli Stati Uniti e poi anche di platino; ma soprattutto dischi di culto.

Sfido a trovare un ascoltatore di metal che non abbia in casa un disco di questa band!

Ma allora non si immaginava che anche grazie  ai loro album i Black Sabbath sarebbero diventati i padri del genere heavy metal e di tanti altri sottogeneri, come il doom, il thrash… Gli stessi Metallica, una delle più grandi band thrash, hanno sempre dichiarato che senza i Black Sabbath non sarebbero nati.

Nel 1973 pubblicano Sabbath Bloody Sabbath, dove si avvalgono del tastierista Rick Wakeman degli Yes che apporta un nuovo suono, il risultato è ottimo, maturo, ipnotico.

Nel 1975 pubblicano l’ottimo Sabotage che però non riscuote il successo sperato; questo porta a contrasti anche all’interno della band, specialmente tra Osbourne Iommi e quando nel 1976 vede la luce Technical Ecstasy, disco che non entusiasma i fan, Ozzy comincia a pensare di lasciare il gruppo, infatti nel 1977 abbandona i compagni, ma poi rientra.
Nel 1978 esce l’album Never Say Die che ugualmente non trova buoni riscontri e nel 1979 Osbourne lascia per tentare la carriera solista e infatti si apre un nuovo libro nella sua carriera.
Inizialmente Osbourne viene sostituito dall’ex cantante dei Fleetwood Mac Dave Walker, poi il suo posto viene preso da Ronnie James Dio ex cantante dei Rainbow.

Ma questa è un’altra storia, non un altro capitolo dei Black Sabbath

Si entra in un vortice di nomi, di cambi, ormai l’unico membro fisso è Toni Iommi e i dischi risentono di questo clima fino al 1998, anno in cui i Black Sabbath si ritrovano per Reunion con la line up originale: OzzyTonyGeezer e Ward e la storia continua a scriversi.
Nel 2000 vincono  il primo Grammy Awards come Best Metal Performance con Iron Man e nel 2006 entrano (finalmente!) nella Rock and Roll Hall of Fame.
Nel 2013 esce 13 il loro ultimo album in studio che riscuote un successo straordinario e raggiunge la prima posizione nelle classifiche del Regno Unito e negli Stati Uniti.
Il 30 settembre 2015 la band annuncia il tour The End è il loro tour d’addio, ci son tutti, ma  manca all’appello Bill Ward, al suo posto Tommy Clufetos.
Il tour tocca anche l’Italia, il 13 giugno 2016, nella splendida cornice dell’Arena di Verona, un concerto epico, senza imperfezioni e con quel saluto finale: Thank youYou’re number oneGod bless you all, che ricorderanno in tanti.

L’ultimo concerto si tiene nel 2017 a Birmingham dove tutto è cominciato…
Raccontare la storia e la musica dei Black Sabbath non è facile,  loro sono l’Esempio per tante band e sono una icona per noi metallari; non ho toccato certi argomenti e/o passaggi sicuramente fondamentali, ma ho preferito descriverli in maniera semplice.

Grazie ai Black Sabbath per questi 50 anni e oltre di musica e… Never say die.

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