Giudizio. Pensieri su Silvia Romano

M. Valeria Manconi

 

“Solo io posso giudicarmi. Io so il mio passato, io so il motivo delle mie scelte, io so quello che ho dentro. Io so quanto ho sofferto, io so quanto posso essere forte e fragile, io e nessun’altro.”

Oscar Wilde

 

Il sole entra prepotente della finestra. Una donna Italiana con un velo verde sfila in tv. E’ stata liberata, ma al suo rientro a casa ha bisogna della scorta, viene vessata e ricoperta di insulti sotto la finestra della sua casa.

La vicenda di Silvia Romano mi ha fatto riflettere in questi giorni. Lei, una donna come tante, ha scelto liberamente di recarsi in Kenya per partecipare a un progetto onlus. Educatrice per i bambini di un villaggio sfortunato, viene rapita da alcuni esponenti di al Qaeda che intendono ottenere un riscatto in denaro e armi dallo stato Italiano. Rimane sotto sequestro per 18 mesi e liberata al termine di questi dopo l’avvenuto pagamento, di cui non si ha ancora un dato certo, ma pare che ammonti a circa 4 milioni di euro. Al suo rientro in Italia  lei si è presentata con abiti tipicamente islamici, dovuti alla sua conversione alla religione stessa, volontariamente e liberamente. Innumerevoli sono stati gli attacchi subiti dal suo rientro in patria fino ad oggi. I suoi abiti e soprattutto la sua conversione l’hanno messa sotto torchio infinite volte. Qui in Italia non è ne la prima ne l’ultima sicuramente. Ciò che non capisco è come delle scelte di vita che non danneggiano nessuno, possano essere motivo di scherno. Si professa tanto la libertà di pensiero e di religione, nonché quella di espressione. Vengono criticate e compatite le donne che sono costrette a portare il burqa, perché sotto stretta mano dell’uomo viene tolta loro la parola, la libertà di mostrare a pieno il loro viso, di indossare ciò che più desiderano e noi donne emancipate, che ci troviamo dalla parte fortunata del mondo, critichiamo una libera scelta di un’altra donna?

Non è abbastanza il dolore è la sofferenza provocata dagli uomini verso noi esponenti del sesso opposto?

Dov’è la lealtà tra donne?

Nessuno ha chiesto a Silvia Romano il perché della sua conversione, il perché si sia presentata in abiti islamici nella terra che ha pagato il suo riscatto. Non è forse uguale alla scelta di divorziare, di abortire, di non credere, di cambiare sesso, di amare qualcuno o di non farlo, di laurearsi in una facoltà piuttosto che in un’altra, di non studiare affatto. Non ha lo stesso diritto di chiunque di prendere una decisione per la sua vita? In questa parte di mondo fortunata, siamo nati liberi. Noi donne abbiamo lottato tanto, per avere la maternità retribuita sul lavoro, per i pari diritti sullo stesso e sulla vita in generale e proprio noi ora inciampiamo in un cambio d’abito?

Tante volte abbiamo preferito vestire più succinte per non offendere il nostro compagno o per essere uniformi alla situazione. Lei si copre il capo per una sua scelta, sua e solo sua. Tutte le donne dovrebbero inchinarsi davanti alla forza di Silvia Romano di perpetrarla liberamente. Cosa è stato tolto a voi donne che puntate il dito contro di lei?

Se il discorso ricade sui soldi, si può fare un elenco chilometrico di uomini rapiti in terra straniera per cui è stato pagato un cospicuo riscatto senza che l’opinione pubblica si sia sollevata con minacce e insulti.

Tanti politici, nel corso degli anni, hanno rubato e speculato alle spalle degli italiani, eppure la popolazione  li vota e da loro il diritto di parlare e prendere decisioni per noi. Come mai loro non vengono attaccati pubblicamente?

Forse che questo popolo manchi di coerenza? Ci infastidisce di più un abito che una condotta morale?

  

Un pensiero riguardo “Giudizio. Pensieri su Silvia Romano

  • Maggio 21, 2020 in 4:50 pm
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    Articolo che soffre di un vecchio male: il buonismo.
    Non si capisce per quale motivo si dovrebbe invocare una “lealtà tra donne” verso una donna che ha fatto una scelta religiosa che la degrada, come donna, a poco più di un animale.
    Io fossi donna non esprimerei nessuna lealtà o solidarietà per questo.
    Né, d’altra parte, per onestà, si capisce il motivo di tutta questa avversione per una scelta che pare essere stata libera.
    Potrei pensare ad un caso di “sindrome di Stoccolma” o di “masochismo femminile”, ma preferisco non farlo perché sarebbe un esercizio ozioso di pura e semplice illazione.
    Si è liberamente convertita all’islamismo? Se ne è contenta, buon per lei.
    Ma “solidarietà”, francamente, proprio niente.
    Diverso invece il discorso sul riscatto pagato dallo Stato.
    Diciamocelo: si tratta di una pratica ignobile e profondamente sbagliata, che amplifica il rischio di essere rapiti per qualsiasi italiano all’estero.
    Il fatto che questo abominio sia ormai diventato una prassi non lo rende meno schifoso né può servire a giustificarlo. Questo “giustificazionismo” buonista è sinceramente insopportabile.
    D’altra parte, non è certo colpa sua, di Silvia, se lo Stato ha deciso di “calarsi le braghe” e pagare il riscatto.
    Ma da qui a giustificarlo ce ne corre assai.

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