Il monaco in riva al mare. Parliamo di Friedrich

Perché, mi son sovente domandato, scegli sì spesso a oggetto di pittura la morte, la caducità, la tomba? È perché, per vivere in eterno, bisogna spesso abbandonarsi alla morte.

Caspar David Friedrich

 

di Valentina Barletta –

 

 

Ci troviamo nel periodo della corrente artistica dello Sturm und Drang, durante quella corrente preromantica tedesca, che diverrà il vero e proprio romanticismo europeo.

Il tema principale di questa splendida opera d’ Arte, è proprio la concezione non che la filosofia leopardiana riguardante l’infinito.

Un monaco, in compagnia di se stesso, viene divorato dalla sua eterna solitudine, cercando di comprendere che cosa ci possa essere al di la del mare. Una sagoma talmente piccola e non ubicata al centro dell’ opera, proprio per poter sottolineare quanto l’uomo si senta smarrito nel contemplare l’immenso cosmo. Ed è qui che emerge la concezione Leopardiana che il pittore fa trasmettere in questo suo quadro d’ Arte:

Come potrebbe una creatura finita come l’ uomo poter concepire l’ Infinito e l’immensità?

Sicuramente a tutto c’è una risposta, ma non tutte le risposte si possono sapere.

Del resto, con il Monaco in riva al mare, Friedrich dipinge proprio questa cruda e amara verità, ovvero che non si potrà mai scoprire cosa si cela dietro al mistero di vita e morte. Allegoria di questo mistero, è ciò che ha spinto il pittore nel creare la sua opera: la sua dubbiosa fede in ” Dio ” che sempre risultava essere tormentata dal dubbio e dall’ incertezza.

Tale smarrimento, il pittore lo raffigura con un monaco voltato di spalle, una sagoma così tanto piccola che varcando l’orizzonte per poter concepire l’ infinito, si confonde con le onde del mare… e quell’orizzonte stesso, non è altro che quella linea tanto lontana e vaga che separa ciò che è finito, ovvero la spiaggia, da ciò che in realtà è l’immensità, lo stesso mare.

L’uomo, tanto piccolo come un granello di sabbia, si confronta con l’intera vastità del cosmo, percependo con la sua stessa anima i frammenti dell’universo che lo rendono nei suoi confronti, del tutto irrilevante. Con il suo talento, Friedrich proietta mediante la pittura la sua malinconica interiorità, dove la Natura che lo stesso Leopardi definiva ” Matrigna“, non fornisce le risposte che chiedeva lo stesso Monaco.

Anche Carl Gustav Carus, allievo di Friedrich, ha espresso tale concetto descrivendolo chiaramente:

Chi contempla la meravigliosa armonia di un paesaggio reale, diviene consapevole della propria piccolezza e sente che ogni cosa è partecipe del Divino; si perde allora in quell’infinito, rinunciando in un certo senso alla propria esistenza individuale. Annullarsi in tal modo non è distruggersi: è potenziarsi. Questo normalmente è possibile concepire soltanto attraverso lo spirito, si rivela allora quasi naturalmente all’occhio fisico, il quale coglie appieno l’unità dell’universo infinito.

Carl Gustav Carus

Ma cosa si cela in realtà dietro a quel monaco voltato di spalle?

Del resto, la particolarità di Friedrich, era quella di non svelare il volto della persona che raffigurava nelle sue opere, e tutto questo lo ha sempre fatto, per far immedesimare lo spettatore nella storia da lui dipinta.

Il monaco in riva al mare risulta essere un’ emblema alla sofferenza e alla solitudine, a quel senso di ricerca che nutre l’ uomo nei suoi confronti, e che racchiude la vita di ognuno di noi.

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